Villa Patrizia
Storia di una dimora brianzola (1830 – oggi)
Le origini (1830 – fine Ottocento)
Nel 1830, in pieno periodo asburgico, la famiglia Campelli de Rossi, piccoli nobili brianzoli, commissionò la costruzione di una residenza di villeggiatura nella campagna di Albiate.
La villa, battezzata Villa Patrizia in onore della primogenita, sorse su un terreno leggermente sopraelevato lungo la strada principale che collegava Monza con la valle del Lambro.
L’edificio, in stile neoclassico lombardo, presentava una facciata simmetrica con lesene ioniche, un porticato colonnato e un grande giardino romantico con piante secolari e un piccolo ninfeo.
Durante la seconda metà dell’Ottocento, Villa Patrizia divenne punto d’incontro per villeggianti e letterati milanesi. Si racconta che nelle sere d’estate, sotto i tigli del parco, si tenessero piccole serate musicali e cene con ospiti illustri provenienti da Milano.
Dal Novecento alla donazione al Comune (1900 – 1963)
All’inizio del Novecento la proprietà passò a un ramo della famiglia Cattaneo di Albiate, che vi risiedette fino agli anni ’50.
Con il passare del tempo e la progressiva urbanizzazione della Brianza, la villa perse la funzione di residenza privata.
Nel 1963, l’ultima erede, la contessa Patrizia Cattaneo, ormai senza discendenza diretta, decise di cedere la villa e il parco al Comune di Albiate con un atto di donazione vincolato:
«Affinché questo luogo continui a ospitare la voce dei bambini e il respiro della vita quotidiana».
Il Comune accolse la donazione e adattò gli spazi a scuola d’infanzia comunale. Le grandi sale del piano terra divennero aule, mentre il giardino venne trasformato in cortile giochi.Per oltre vent’anni, Villa Patrizia ospitò generazioni di bambini albiatesi, divenendo un simbolo di rinascita e comunità nel dopoguerra.
La rinascita come ristorante (anni ’80)
Negli anni ’80, con la costruzione di un nuovo edificio scolastico più moderno, il Comune mise a bando l’antica villa, che venne affidata in concessione a una famiglia di ristoratori locali: i fratelli Rossi, già noti per la loro trattoria di famiglia.
Fu allora che Villa Patrizia venne trasformata nel ristorante “Parco dei Principi”, nome scelto per evocare eleganza e natura, ma anche per rendere omaggio alla storica “principessa” di casa, Patrizia.
Gli ambienti vennero restaurati con rispetto: i soffitti affrescati furono conservati, gli antichi pavimenti in cotto ripristinati, e le sale illuminate da grandi finestre sul parco.
Il vecchio salone delle feste divenne la “Sala dei Principi”, usata per matrimoni e ricevimenti; le ex-aule della scuola furono riconvertite in piccole sale intime per cene e banchetti.
Nel parco fu creata una terrazza estiva, dove un tempo si trovava il giardino dei giochi.
Oggi: un’eredità viva
Oggi il Parco dei Principi continua a essere un luogo di incontro e memoria.
Chi entra nel ristorante, magari per una cena o un matrimonio, respira l’atmosfera sospesa tra la raffinatezza ottocentesca e la calda familiarità di una casa vissuta.
Tra le mura si conservano ancora vecchie fotografie di bambini della scuola degli anni ’60 e un ritratto sbiadito della contessa Patrizia, appeso accanto al camino principale.
La villa, pur mutando più volte volto, ha conservato intatto il suo spirito: quello di un luogo dedicato alla vita, alla comunità e all’accoglienza — ieri per i bambini, oggi per chi si siede a tavola.
Un Felice incontro con un suggestivo luogo di vero ristoro.
Francesco e Anna